Artefatti e artifizi  vs.  naturalità   e identità

C’è un destino che accomuna la Val dei Molini alla Valtesina e alla comunità che ne mantiene vivo il ricordo. E’ un destino che, sullo sfondo della naturalità dei luoghi, ha nel torrente Tesina il protagonista di una storia antica quando, breve e perenne corso d’acqua, scorreva impetuoso sotto la spinta di un dislivello di poco più di un centinaio di metri scendendo dal monte Belpo tra terreni incolti. Nei secoli la laboriosità dell’uomo ha trasformato un habitat selvaggio in una campagna fertile e feconda e nel XII secolo la forza delle sue acque suggerì ad alcuni monaci di costruire a fondo valle un mulino, a cui se ne aggiunsero molti altri su iniziativa di possidenti della città e locali. Si è venuta così a tessere una rete di produzione di granaglie e di commerci che consentì il formarsi di una comunità di agricoltori e di mugnai con un sistema di vita e di lavoro ad economia familiare, di cui rimane traccia nelle case incorporate nei mulini a memoria di un comune destino di fatica e ingegnosità.

Se con lo scorrere del tempo, per la vitalità del Tesina, sono risultate micidiali le indiscriminate perforazioni nel terreno per consentire l’abitabilità ‘a monte’, la comunità dei mugnai ha iniziato ‘a morire’ quando, nel dopo guerra, i mulini di pietra sono stati sostituiti da quelli a cilindro. Un cambiamento doloroso di cui dà testimonianza il sig. Mario quando, a conclusione del racconto di una vita trascorsa a stretto contatto con la natura, egli dice: “Mio padre ne è morto”. Ricorda che era solito commentare la nuova farina, ‘bianca perchè pulita’ delle sostanze più nutritive, con un “Adesso sono i maiali a mangiare meglio di noi”. Parlando della sua valle, infine, non gli mancano parole di attenzione per la Natura circostante, vissuta come protettiva per la sua rigogliosa vegetazione e la naturalità impregnata di profondo silenzio e della sommersa presenza della fauna che da sempre la abita, ma anche da proteggere per la fragilità del terreno di cui un’alta parete fa monito.

Se allora la comunità ha reagito dando un forte contribuito allo sviluppo economico del vicino lago, con conseguente perdita della propria identità per la scelta di investire nel turismo il proprio futuro, ora a rischiare è la naturalità propria del luogo nonché intrinseca al senso di appartenenza di quanti la condividono. Un rischio che si concretizza se, pena uno scempio per l’habitat, essa verrà sostituita dalle attrazioni prodotte dagli “artefatti” e “artifizi” previsti da una serie di progetti al fine di incrementare l’industria del turismo, facendola passare come benefica per la sola prevedibile, ma miope, resa economica. Non si tiene conto che lago e montagne sono delicati e fragili ecosistemi la cui preziosità va salvaguardata al fine di preservare, non solo il futuro anche economico, ma soprattutto il benessere della comunità stessa e le condizioni della sua esistenza.

Un esempio emblematico di un giro di denaro che fa capire come l’attuale sistema economico sia arrivato a produrne una massa tale che il suo bisogno è di essere continuamente impiegato, al punto da provocare “patologie” imputabili ad un comportamento umano ‘bulimico’ di cui la Natura dà segni di sofferenza. Ne sono sintomi sia l’inquinamento del suolo e dell’aria, con conseguente riduzione delle difese per la vegetazione e la fauna, sia i corpi estranei alla naturalità dell’habitat che come tumori, numerosi e diramati, arrivano a metastasi. All’origine vi è sempre un abbaglio per l’ulteriore obiettivo, che diviene una trappola quando non c’è una visione sostenuta da un’etica ma solo una necessità, quella di produrre e consumare per mantenere in circolo il denaro per se stesso, l’unica dinamica che sembra tener insieme una società con un sistema che da tempo è arrivato alla sua fase autodistruttiva.

Pare importante ricordare che, secondo una visione dell’uomo che si richiama alle radici più profonde del pensiero nella ricerca di senso del proprio essere, è la Natura, rimasta intatta nella sua sacralità, l’unica realtà che fa risentire a chi si sofferma ad ascoltarla, come messaggio fuori dal tempo, la bellezza dell’esistenza.

Rosa Gravina – Brenzone sul Garda

By La Voce dei Cittadini

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