I rischi del marketing territoriale
In una luminosa e calda domenica di fine 2021 la Val dei Molini ha visto la presenza di centinaia di escursionisti veronesi che hanno voluto dar testimonianza del suo valore storico e naturalistico messo a rischio da un progetto teso a riqualificare l’area in senso economico – turistico, fatto che induce ad alcune riflessioni.
A questo proposito pare, infatti, doveroso domandarsi se anche la Natura possa avere dei diritti in un tempo in cui l’avidità di pochi, per una sottesa e sottile pretesa di voler affermare i propri, ne mette a repentaglio le funzioni. Tra queste è indubbio che nel corso dei secoli la Natura ha contrassegnato l’evoluzione di una comunità in una convivenza di reciproco beneficio.
Infatti, la comunità originaria, nel corso dei secoli, ha creato un proprio habitat di cui i pochi molini sopravvissuti e dismessi mantengono memoria di un passato di intraprendenza e laboriosità nel governare l’irruenza delle acque e rendere fertile il terreno. Per la Natura ne è conseguito il formarsi di una nicchia di biodiversità, sia di microfauna che di vegetazione ricca di endemismi, e la formazione di una parete i cui caratteri geomorfologici e geologici danno testimonianza dei principali periodi dell’evoluzione della terra nonchè della fragilità intrinseca di un territorio solcato dalle incisioni degli stessi corsi d’acqua.
Tutti questi aspetti storici, naturalistici, ma anche culturali se pensiamo alla storia e alle tradizioni del mondo rurale, connotano l’area come singolare paesaggio identitario in cui la Val dei Molini è sito di interesse comunitario per il quale leggi nazionali e internazionali prevedono la protezione e conservazione oltre, compatibilmente con le esigenze di non pregiudicarne la tutela, la valorizzazione al fine di promuoverne conoscenza, fruizione e godimento collettivo. Sono gli stessi requisiti per i quali, la valle, inserita in un contesto più vasto come il Monte Baldo, può con lo stesso aspirare al riconoscimento di Bene dell’Umanità distinguendosi come esempio di rispetto della natura, delle specie viventi e non viventi, dei rapporti fra essi e dei ritmi biologici propri degli ambienti naturali creatisi nel corso di una convivenza che dura da ben oltre 9 secoli.
E’ in questo contesto che si colloca uno stonato progetto di sviluppo economico – turistico che comporterebbe l’edificabilità di tutta un’area agricola – Val dei Molini, Val Strova, Campagnola e Marciaga – senza tener conto degli aspetti culturali e storici e della naturalità del luogo. Si tratta di interventi che comportano un elevato consumo di suolo al fine di costruire un ponte sospeso, una torre panoramica, un campeggio di lusso, la ristrutturazione di due antichi mulini, un laghetto artificiale, un sistema di passerelle e un parcheggio di 400 posti auto e 10 pullman allo scopo di “promuovere” la ricettività turistico- visitazionale. Tutto ciò avverrebbe a seguito di un’operazione resa possibile dalle manovre di perequazione di un accordo pubblico/privato che ha portato, in primis, alla cementificazione della vicina Marciaga.
Si configurerebbe così una profonda trasformazione dell’ambiente a partire da una serie di operazioni immobiliari tipiche di un marketing territoriale che opera in linea col consueto sfruttamento capitalistico delle risorse, per il quale il mero profitto impone il non rispetto e/o la mal interpretazione di un patrimonio paesaggistico e storico-sociale che non deve essere cancellato.
E’ quanto, invece, tristemente prevede chi vi abita e paventa la vista, da casa propria, dei turisti ‘sospesi’ a vedere un panorama godibile allo stesso modo da un vicino sentiero, come minaccia alla propria privacy o di chi teme di veder scomparire l’albero verso il quale da sempre lo sguardo si allunga e che – riferimento significativo per il vivere quotidiano e indicativo di una spazialità rurale – è destinato a lasciare il posto ad una Torre panoramica e teme, infine, la scomparsa di qualche uccello migratore che da sempre ritorna ad annunciare la buona stagione.
Sono questi i timori che vedono contrapporsi i vantaggi del business economico turistico al rischio di perdita del benessere di una comunità, che lo ha faticosamente costruito nei secoli attraverso la percezione di un mondo sommerso ma sempre vitale che la Natura garantisce con la biodiversità e i propri ritmi biologici. In considerazione di tutto questo si devono esigere azioni consapevoli, al fine di armonizzare le necessarie trasformazioni di un territorio tenendo in debito conto i valori specifici di chi lo vive e lo frequenta e lo ha saputo salvaguardare per le generazioni future.
La poesia “Confidenze” di Felice Ferri, il cantore della Val dei Molini, sembra confermarla come luogo di armonia e pace che gli concedono momenti di pausa da un mondo che era solito definire “torbido e rapace”:
Mi piace passeggiare per vie segrete
sprovviste d’auto, di moto e biciclette,
qui mi salutan, mi chiamano fratello
freschi fior dall’orlo d’ un ruscello.
Farfalle tinte in polvere di sole
mi volgon bellissime parole.
E trovo la parola che consola
il travagliato spirto, la parola
ch’è già vita e vittoria sulla sorte,
la parola che vuol vincere la morte.
Rosa Gravina – Brenzone sul Garda





