Il sanzenato Don Jacopo Campagnari ha raccontato alla comunità del paese la sua prossima avventura

Mercoledì 16 febbraio, nella chiesa di San Zeno di Montagna, Don Jacopo, nostro compaesano, ha raccontato quale sarà il compito che avrà nella missione che gli è stata affidata a Bafatà in Guinea-Bissau.

La serata è iniziata con un canto del coro “San Zeno” passando poi a una piccola introduzione di Don Renato e alla lettura del vangelo.

La parola è passata poi a Don Jacopo.

Ha iniziato raccontando come tutto ebbe inizio spiegando che l’anno scorso il segretario del vescovo è andato a trovarlo nella parrocchia di Porto di Legnago, dove ne è il parroco, dicendogli di fare le “valigie” perché, insieme al vescovo, avevano deciso di mandarlo in missione in Guinea-Bissau. Don Jacopo aveva già avuto esperienze di missione in Mozambico e in Kenia durante il periodo da seminarista ed è per questo che aveva dato la sua disponibilità per altre possibili missioni, ma non si aspettava che gliene venisse affidata un’altra  in così poco tempo.

Confrontandosi con il suo padre spirituale e con i suoi genitori ha deciso di accettare questo nuovo incarico.

Si è soffermato poi sulla storia della Guinea-Bissau spiegando che è un paese dell’Africa occidentale sull’oceano Atlantico abitato da 2 milioni di persone dove la lingua principale è il portoghese. Continua raccontando che da lì partivano, in condizioni disumane, barconi di schiavi che venivano portati in America e tutto questo, purtroppo, resiste ancora oggi.

Non ha un governo stabile tanto che si è verificato un golpe anche poco tempo fa; è uno dei paesi più poveri dell’Africa, infatti, l’unico bene di cui dispone è il Caju (anacardo).

Possiede però un paesaggio naturalistico fantastico il quale si spera  possa diventare un punto forte per incentivare il turismo arricchendo il paese.

Spiega poi che sarà parte della missione Don Daniele Comboni a Bafatà, un paese che si trova a 4 ore di macchina dalla capitale. Grazie a questa missione a Bafatà è stata costruita di recente una chiesa il cui principale simbolo è l’altare che ha il basamento di legno guineano (legno pregiato) e sopra si trova un pezzo di marmo veronese. Questo, continua Don Jacopo, è l’unione tra la Guinea e Verona e la costruzione di questa chiesa ha fatto in modo che un po’ di Verona andasse in Guinea e che un po’ di Guinea potesse avere, grazie a Verona, quello di cui aveva bisogno; la missione che il vescovo ha chiesto a Don Jacopo è, infatti, quello di essere il ponte tra Verona e Bafatà.

In specifico quello che Don Jacopo dovrà fare ancora non lo sa perché innanzitutto per un po’ dovrà ascoltare, osservare e guardare ciò di cui c’è bisogno e solo successivamente, attraverso le sue osservazioni, racconterà e si metterà all’opera per costruire ciò di cui il paese e la sua gente necessitano. Quindi il suo compito sarà quello di entrare nella vita quotidiana delle persone, di individuare quali sono i loro desideri e di vedere cosa c’è nel profondo dell’anima di questa gente.

Don Jacopo ha infine concluso chiedendo alla comunità di pregare affinché possa compiere la sua missione con umiltà.

La serata si è conclusa con messaggi di auguri e vicinanza espressi da alcuni presenti in modo particolare dai presidenti delle varie associazioni del paese.

Don Jacopo mentre racconta alla comunità la sua missione