Pare che l’aspirazione di molti veneti e trentini sia di vedere riconosciuto il Monte Baldo come Bene dell’Umanità da parte dell’Unesco. Questo mi porta a riflettere sul significato che una tale aspirazione e un tale riconoscimento possono avere per quanti, come me, lo hanno sempre considerato un bene “nella propria disponibilità”. I significati possono essere molteplici ed è importante che ognuno si interroghi e trovi il proprio.
Il più immediato è il sentimento di orgoglio ma anche di riconoscenza e gratitudine dovuti al poter godere di un bene che la Natura ha messo a disposizione dell’uomo, così da condividerlo con quanti lo percorrono per ammirare la bellezza dei panorami e la vastità degli spazi in cui l’occhio indaga nella sua ricerca dell’infinito. Un percorso che si fa intrigante per l’alternarsi di sentieri e prati, di discese e salite in cui lo sguardo rimane imbrigliato dalla ridondante vegetazione e ammirato dalla varietà dei colori in particolare a primavera e in autunno.
Dopo anni che lo visito con sempre rinnovato stupore, la mia riflessione è dettata dalla constatazione che il Monte Baldo, come l’Umanità stessa e così ognuno di noi, ha una propria storia. Mi limito alla più recente, quella degli ultimi secoli. Ed è una storia, contrassegnata dalle guerre, dai conflitti di cui permangono numerose testimonianze ‘a memoria’ con un richiamo che ‘stride’ con la bellezza delle montagne e delle valli, con la luminosità dei cieli, con l’infinito che le cime suggeriscono a quanti arrivano in vetta.
Ed il pensiero, con smarrimento, si richiama a quelle orde che hanno oltrepassato valichi e montagne e qui hanno seminato morte e distruzione alla ricerca di beni da depredare, di bottini da requisire, di nuovi confini con cui contrassegnare spazi di conquista e di potere.
Mi piace pensare che il popolo, ‘le genti’ del posto hanno reagito sostituendo alle armi gli arnesi di lavoro e alle divise militari le tute da lavoro.
Ben venga l’Unesco che sigilla l’importanza della Pace dove c’è stata, come ovunque e da sempre, una tradizione di guerra e lo faccia perché quella stessa popolazione ha salvaguardato una parte della propria terra, il Monte Baldo, con un grande rispetto dettato dal riconoscimento dell’unicità delle sue bellezze naturali.
Rosa Gravina – Brenzone sul Garda






