Un giorno, durante il Crest sul Monte Baldo, era organizzata una partita di calcio; poiché le squadre erano molto numerose, ritenendo troppo piccolo lo spazio presso la ex Caserma della Finanza, decidemmo di andare a giocare a calcio lì vicino dove c’era un bel pezzo di prato pianeggiante.
Naturalmente c’era l’erba molto alta poiché, essendo in giugno, le vacche non l’avevano ancora brucata bene.
Nel tratto da falciare, per poter fare correre il pallone, c’erano degli strani cespugli con tanti fili d’erba, ma la falce incontrava, nel suo percorso, la terra poiché l’erba era sollevata anche di una ventina di centimetri, rendendo difficile il lavoro di falciare.
Gli stessi ragazzi che avevano cominciato ad allenarsi, spesso inciampavano in questi cespugli o davano calci alla terra che stava sotto i fili d’erba, rischiando di farsi male.
Cespugli come quelli c’erano in vari posti del pascolo come vicino alla pozza d’alpeggio e sul versante est della Colma.
Sono cosi numerosi e sparsi per la prateria che sembrano un gregge di pecore intente a pascolare.
In realtà è un fenomeno “crionivale” cioè della neve e del gelo!
Infatti questa erba cespitosa ha sotto terra tante radici quanti fili d’erba; le radici formano una specie di cestello rovescio che contiene la terra; questa erba è scarsamente brucata dal bestiame bovino e quindi i fili d’erba rimangono tutti e proteggono in parte dal freddo ma anche dall’evaporazione.
Durante le abbondanti piogge autunnali l’acqua bagna dento e fuori di questa specie di cestello; dentro l’acqua evapora meno e ne rimane molta più che all’esterno.
Con l’abbassarsi ulteriore della temperatura, l’acqua abbondante all’interno gela e si gonfia , ma non trova spazio lateralmente e quindi si gonfia verso l’alto stirando anche le radici verso l’alto.
Le radici crescono un pochino anche nella brutta stagione e quando c’è il disgelo la pianta non può riprendere la sua posizione ma rimane sollevata un pochino con la terra che sta intorno la radici.
Così di anno in anno le piante si alzano fino a più di 20 cm, poi non si sollevano più perché ormai acqua e terra hanno lo spazio per gonfiarsi al di sopra del suolo.
Ma c’è una leggenda che spiega in altro modo lo strano fenomeno di questa specie di “gregge” fermo nel pascolo.
Al di là del lago c’è una montagna che ha un versante simile a quello orientale della Colma di Malcesine, ma che termina in un pianoro uniforme.
Durante le grandi piogge nel prato scendevano dei rivoletti paralleli che hanno contribuito al fenomeno descritto dei cespugli sollevati, che quindi si sono formati in file regolari da sembrare i tumuli delle tombe. La montagna per questo è stata chiamata Monte Tombea.
Gli abitanti della zona ritenevano che fossero le tombe dei guerrieri di Carlo Magno che su quel pianoro avevano avuto una scaramuccia con i barbari della zona.
Alcuni studiosi incuriositi provarono a scavare con la speranza di trovare armi o monili dei Franchi, ma sotto c’era solo terra e radici.
Si racconta che ancora nell’Alto Medioevo c’erano e ci sono ancora, ai piedi di quella montagna, vicino al Lago D’Idro, due paesi: Storo a nord e Bondone a sud.
Non me ne vogliano gli abitanti ma è una leggenda ed io non ho colpa del racconto che magari molti di loro neanche conoscono.
Gli abitanti erano o artigiani o contadini, spesso erano l’uno e l’altro, coltivavano orzo, frumento, vite, granturco! Granturco no!!! Arriverà dall’America molto tempo dopo!
Erano anche allevatori e tra gli animali preferirono da subito le pecore che si accontentavano di qualsiasi tipo di erba; essendo i prati del fondovalle occupati dalle coltivazioni guardarono ai pendii della montagna che solo in alto non erano troppo ripidi e ricchi di un buon strato di suolo prodotto da un folto bosco.
Disboscarono, quelli di Storo a nord, quelli di Bondone a sud e cominciarono a portare tutte le greggi sui rispettivi pascoli.
Andavano d’accordo, chiacchieravano, scambiando opinioni sui fatti delle comunità, giocavano a carte, si scambiavano i panini, i bicchieri di vino.
Un brutto giorno però le pecore di Bondone sconfinarono sul terreno di Storo, seppure di poco; Il giorno dopo le pecore di Storo furono spinte apposta sul terreno di Bondone.
I pastori dei due paesi cominciarono a litigare di brutto e si arrivò anche a usare maniere forti con pugni e sberle.
I capicomune del tempo cominciarono a preoccuparsi: sapevano che per i confini in certi casi si poteva arrivare al delitto.
Organizzarono una riunione con tutti i consiglieri in una osteria di Storo; lì intorno ad un tavolo discussero a lungo ma non riuscirono a trovare una soluzione.
Pensa e ripensa, tutti ormai pensavano che la riunione sarebbe stato un fallimento, quando il più giovane consigliere di Bondone alzò timidamente la mano per avere la parola.
“Tasi ti che te see zoven, ascolta i veci!” gli urla il suo sindaco. Il sindaco di Storo, con un po’ di ironia: “Lascialo parlare, sentiamo la grande idea”.
Il giovane si alza e: “Propongo di costruire uno steccato in mezzo così le pecore non potranno sconfinare”.
Il mormorio espresse sorpresa e compiacimento: “Ma guarda, che idea, come mai non ci è venuta in mente prima a noi?”.
Prima di sciogliere la seduta i due sindaci invitarono tutti ad alzarsi, ad alzare la mano destra e a giurare: “Giuro davanti a Dio che mai le pecore di Bondone entreranno sul terreno di Storo e mai le pecore di Storo sconfineranno sul terreno di Bondone”.
Il giorno dopo salirono in tanti e utilizzando il legno degli alberi presenti al margine dei pascoli costruirono e sistemarono una lunghissima staccionata.
Da allora andavano d’accordo, chiacchieravano scambiandosi opinioni sui fatti delle comunità, giocavano a carte, si scambiavano i panini, i bicchieri di vino.
Ma un anno successe una mezza disgrazia: le pecore di Storo ebbero quasi tutti agnelli maschi che, poveretti, finirono sulle tavole; le pecore di Bondone ebbero quasi tutti agnelli femmine che allevate impinguarono il gregge di Bondone, quasi raddoppiandone il numero.
A metà stagione del pascolo, il terreno di Storo era ancora ricco di erba, quello di Bondone assomigliava a una faccia dopo il passaggio dal barbiere.
I pastori erano preoccupati, ma ad uno venne una grande idea: ” Ascoltate me, al mattino saliamo sui pascoli due ore prima, apriamo un passaggio nella staccionata, spingiamo le pecore al di là ; queste mangeranno velocemente per la fame e perché di là c’è molta erba, poi faremo tornare il gregge sui nostri pascoli, chiuderemo lo steccato e saremo a posto noi e le nostre pecore, nessuno se né accorgerà”.
Infatti il giorno dopo i pastori fanno quanto proposto, salgono, aprono lo steccato, spingono le pecore oltre il confine.
Le pecore mangiano voracemente tutto quel ben di Dio, mentre i pastori le osservano soddisfatti.
Ma Quello lassù, Dio, guarda lo spettacolo e si arrabbia moltissimo: “Ma come avete giurato davanti a me, davanti a Dio, che mai le pecore di Bondone sarebbero andate sul terreno di Storo, avete violato un giuramento solenne. Ora ci penso io”.
Dio chiamò un grande temporale con tanti fulmini, ogni fulmine colpiva una pecora o un pastore che cadevano a terra sul posto.
Quando tutto fu finito, Dio guardò il pascolo ricoperto di cadaveri ed ebbe pietà e li trasformò in quei cespugli che ancora oggi sembrano formare un gregge.
Giacomo Bertuzzi – Malcesine






