Di fronte alla stazione in alto della funivia c’è una conca che sembra sia stata originata da tre successive doline cosiddette subsidenti, ha un fondo circolare pianeggiante e la valletta è sbarrata da una collinetta.
Sul fondo c’è un muretto circolare in sassi che in gran parte è crollato; dentro vi crescono piante nitrofile come le ortiche, il cavolaccio, il buon enrico, segnali evidenti della sosta, per anni, di molti bovini. Dentro il recinto potevano sostare 100 vacche, il numero eguale a quello che era permesso accogliere in quella malga nella quale c’era il recinto. Era una stalla a cielo aperto per riparare il bestiame dai colpi della grandine.
“Ma come – direte voi – manca il tetto e anche le mura, alte quasi un metro, lasciano a desiderare in fatto di protezione”
I grandi temporali, portatori di grandine arrivano dalla parte sud occidentale del lago e attraversandolo, con le correnti ascensionali dovute al calore del lago, ingrossano la grandine. I venti temporaleschi sbattono contro i versanti del M. Baldo ma lo superano facilmente nella depressione di Bocca Trattospino, chiamata dai paesani Bocca dei Forti per i forti venti.
Con velocità che possono superare i 70 km orari i venti spingono la grandine grossa come noci sulla testa e la groppa degli animali che prendono botte molto dolorose e cominciano a saltare impazziti rischiando di rompersi le zampe in una zona come quella piena di sassi e spuntoni di roccia.
Allora all’arrivo del temporale i “malgari” spingono le vacche dentro al recinto e lì sono al sicuro; il vento che supera Bocca dei Forti batte contro la collinetta che chiude la conca a sud-ovest, si alza andando verso il centro della conca, rallentando la caduta della grandine che poi cade dolcemente su testa e groppa degli animali.
Le prime volte erano i mandriani a spingerle nel recinto al sicuro poi le vacche la facevano spontaneamente. Anzi, quando e vacche pascolavano nei dintorni della pozza il mandriano con il suo cane si sdraiava su un tratto erboso, dove ora c’è l’attuale stazione della funivia: stando in alto poteva controllare la mandria.
In realtà si appisolava, come il suo cane; al primo tuono si scuotevano entrambi ma, invece di guardare in alto se i nuvoloni erano più o meno neri e minacciosi, guardava le vacche: se queste si muovevano lentamente verso il recinto, il pastore prendeva il bastone e con il cane si dirigeva con calma verso la baita della malga; se al contrario le bestie galoppavano verso il posto più sicuro, si metteva a correre perché lui il tetto sulla testa lo voleva, eccome!
Questo è forse l’unico esempio che conosciamo di “stalla a cielo aperto”. Recinti sulle montagne ce ne sono tanti, ma non proteggono dalla grandine come quello del Mandriòo.
Giacomo Bertuzzi – Malcesine




