Percorrendo la stradina che da Bocca Trattospino porta alla stazione in alto della funivia si incontrano dei cippi che segnavano i confini di Stato ed ora quelli di Regione, di Provincia e di Comune.

Sono delle grosse pietre a forma di parallelepipedo, di calcare ammonitico o di calcare grigio, che su una facciata hanno la data  1754, una sigla ed un numero progressivo.

Sono cento cippi confinari che partendo dal Lago di Garda tra Malcesine e Torbole segnavano il confine verso il Monte Altissimo, che poi va in discesa fino a Bocca Navene, quindi scende nella Viana, passando sotto il dosso del Fondo di Trattospino, risale nel Passo delle Scalette, antica strada romana, divide il lungo prato fino a Prà Alpesina per continuare fino alla cresta del Baldo che viene seguita fino a Cima Valdritta per poi scendere in val dell’Adige e continuare in Lessinia.

Furono sistemati cento cippi scegliendo pietre tanto pesanti da non poter essere trasportate da quattro uomini: di riteneva che il valore delle pietre rubate non compensasse la fatica di cinque o più uomini.

Ma perché tanta precisione nel segnare il confine tra la Repubblica di Venezia e L’Impero D’Austria? E’ vero che l’Astanteria dei confini era importante come un ministero, ma non c’erano nel settecento contestazioni o scontri tra i due governi per qualche Kmq di territorio. La vera ragione di tanta precisione stava nelle liti tra comuni e ancor più fra contadini.

Due episodi sono emblematici:

I contadini di Breno in Val Camonica avevano superato il passo di Campo verso la valle di Daone e arrivati in località Bissina avevano cominciato a disboscarla per trasformare l’ambiente in un rigoglioso pascolo. Gli abitanti di Daone, cui apparteneva la valle, erano giunti appena in tempo per evitare il sopruso e, poiché il disboscamento era appena iniziato, gli invasori non potevano vantare diritti e quindi dovettero andarsene. Non avevano però digerito l’umiliazione ed avevano deciso di vendicarsi. Verso la fine della stagione estiva, quando i Daonesi avevano già goduto dei pascoli, quelli di Breno molto numerosi erano saliti a Bissina ancora con il buio. Sorpresi i malgari a dormire li avevano legati e cacciati con la testa nelle caldere affogandoli; non soddisfatti tagliarono i garretti alle vacche che morirono dissanguate.

Questo non fu l’unico episodio di sangue nelle malghe di confine a causa di lite per i pascoli; abbiamo anche però una storia finita bene anche se con l’amaro in bocca per una delle parti in causa.

I soliti della Valcamonica erano saliti verso la Val del Chiese in una valle laterale di questa: la valle del Caffaro; anche lì stavano disboscando in territorio non di loro proprietà, quando arrivarono quelli di Bagolino che cercarono di scacciarli; dopo un lungo litigio decisero di rivolgersi ad un giudice che udite le parti, decise di fare un sopralluogo a Gaver, la località contesa. Riuniti nel grande prato di Gaver i due gruppi facevano valere le loro ragioni: “La valle appartiene a noi, Gaver è nella valle, quindi è nostro” “Noi abbiamo disboscato Gaver e siamo arrivati per primi, quindi è nostro” Il giudice non sapeva che pesci pigliare, gli sembrava che avessero ragione entrambi; poi gli venne un’idea e disse: “Ascoltate bene, domani ci troveremo qua alla 10 del mattino e il terreno sarà di chi calpesterà la propria terra”: forse voleva dire che, dopo la decisione, un gruppo avrebbe calpestato la propria terra. Ma quelli di Breno erano molto furbi; al mattino presto misero nelle scarpe manciate di terra del loro paese e si presentarono a Gaver con quelli di Bagolino. Il giudice, ottenuto un grande silenzio, cominciò a parlare: ”Cittadini di Bagolino e di Breno ho preso la mia decisione e..” uno di Breno interruppe: “Signor giudice, tu hai detto che Gaver sarebbe stato di chi avesse oggi calpestato la propria terra?” “Certo”  disse il giudice. “Allora il terreno è nostro perché noi calpestiamo la nostra terra”. Così dicendo tutti gli uomini di Breno si tolsero le scarpe facendo vedere la terra scura dei campi di Breno. Il giudice rimase a bocca aperta per la sorpresa e fu costretto a dar loro ragione e così Gaver appartiene ancora oggi al Comune della Val Camonica.

Anche gli abitanti di Malcesine e Brentonico litigarono per il possesso dei pascoli sul versante orientale del Baldo.  I Malcesinesi si erano impadroniti della Busa Brodeghera, un sito di scarso valore e di fronte alle proteste di quelli di Brentonico decisero di cedere quei pascoli, però dietro compenso. Quelli di Brentonico invece dicono che loro hanno ceduto i pascoli delle attuali malghe di Malcesine, però dicono anche che noi le abbiamo pagate con fornitura abbondante di pesce.

Giacomo Bertuzzi – Malcesine

By La Voce dei Cittadini

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