Forse pochi sanno quanto provvidenzialmente sia nata quella che noi oggi conosciamo come “Madonna del Castagnar”. La guerra era passata lasciando fame e povertà anche in quella Lumini di metà secolo che nel frattempo divenne parrocchia a sé stante distaccandosi dalla potestà di San Zeno. Fra quei boschi, al fresco dei castagnari l’allora don Benvenuto Mazzola si narra passeggiasse, ristorandosi nelle calde giornate estive, recitando le orazioni quotidiane con il personale breviario-immaginiamolo-colmodi santini per tenere il segno nelle varie pagine.

Ecco uno di essi, raffigurante la Madonna, cadde e fu così dimenticato. Ciò fino a che un gruppo di giovani di Caprino, che salì nella frazione per un ristoro, lo trovò e pensò bene che quel luogo potesse divenire luogo di preghiera. Badate bene che si dice non fossero particolarmente praticanti, forse nemmeno particolarmente credenti; anzi forse la Chiesa la videro per l’ultima volta alla loro prima comunione. Qualcuno però li smosse e così quell’albero che oggi noi ancora ammiriamo divenne un vero e proprio “signum fidei”, un segno della fede, dove originariamente si trovava un semplice quadretto con immagine.

Passarono gli anni e la pianta si aprì, come è oggi, quasi a formare una naturale nicchia come siamo soliti vedere nelle nostre Chiese. Cambiarono i parroci fra cui Don Michelangelo che pensò bene di acquistare una prima statua così da dare ancora più significato a quel luogo. Lasciò però la parrocchia e, siamo ormai negli anni ’90, l’allora parroco don Ivo ritrovandosi in Canonica questa immagine solennizzò il tutto portando in fedele processione la statua fino all’albero dove fu posizionata e nacque di fatto un piccolo santuario con capitello in legno, piamente donato, dove prese avvio ogni anno la tradizionale festa con Messa e a cui fu aggiunto poi negli anni successivi anche un fraterno pranzo che arrivò ad ospitare anche fino a 400 persone.

Con questa tradizione si è raccolto negli anni denaro e denaro che andava di volta in volta donato in beneficienza a varie missioni fra cui si ricorda anche il Perù. Forse pochi ancora tengono con viva fede e amore per la tradizione a questa ricorrenza, e forse la stessa Pandemia che siamo chiamati ad affrontare ha accentuato questa perdita.

Forse pochi si ricorderanno che esiste questo luogo dal divino sapore, ma forse molti vi passano davanti e credenti o no, una riverenza la offrono, perché Lei, quella Madre Santa di ogni uomo è comunque sempre presente in atto orante a vegliare e benedire quel dono che arricchisce il nostro territorio, il nostro Baldo, che è il “marrone” e sui suoi lavoratori, coltivatori e abitanti, nonché figli che ancora custodiscono questa nostra casa.

L’invito è a recarsi in pellegrinaggio in quel luogo, a stare anche solo nel silenzio per qualche istante udendo i suoni del bosco e del Creato e ascoltare, distaccati dal frastuono del mondo, anche solo per poco, il proprio essere.